Bertello, il curiale “ai confini del mondo” che piace a Francesco

Non pensava di certo al cardinale Giuseppe Bertello, il Papa, quando nell’omelia di domenica scorsa a San Paolo fuori le mura ammoniva sul rischio che corrono i sacerdoti di farsi corrompere da quei falsi idoli che corrispondono alla vanità e alla ricerca continua di avanzamenti di carriera. Il presidente del governatorato dello stato della Città del Vaticano, ha un curriculum che corrisponde invece a quello del sacerdote che deve andare in periferia, ai confini del mondo, per evangelizzare e continuare la missione apostolica, come tante volte Francesco ha ripetuto in questo primo mese di pontificato.
16 APR 13
Ultimo aggiornamento: 05:24 | 8 AGO 20
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Non pensava di certo al cardinale Giuseppe Bertello, il Papa, quando nell’omelia di domenica scorsa a San Paolo fuori le mura ammoniva sul rischio che corrono i sacerdoti di farsi corrompere da quei falsi idoli che corrispondono alla vanità e alla ricerca continua di avanzamenti di carriera. Il presidente del governatorato dello stato della Città del Vaticano, ha un curriculum che corrisponde invece a quello del sacerdote che deve andare in periferia, ai confini del mondo, per evangelizzare e continuare la missione apostolica, come tante volte Francesco ha ripetuto in questo primo mese di pontificato. Conseguita la licenza in Teologia pastorale e il dottorato in Diritto canonico, Bertello è entrato nel servizio diplomatico nel 1971. Poi, per oltre trent’anni, è stato inviato nelle zone più calde del pianeta: capo della delegazione di osservatori alla Conferenza dei non allineati a Pyongyang nel 1987 e – dopo essere stato consacrato vescovo dall’allora segretario di stato Agostino Casaroli – nunzio in Ghana, Togo e Benin.
Nel 1991, Giovanni Paolo II lo nomina nunzio in Ruanda. Sono gli anni della guerra civile, degli scontri etnici tra hutu e tutsi. Nonostante le minacce e il ripetuto invito a togliere il disturbo, Bertello decise di non lasciare il paese: “Era un mio preciso dovere testimoniare la presenza della chiesa. C’erano centinaia di missionari che non potevano essere abbandonati”, disse. Nel 1995 Karol Wojtyla lo trasferisce a Ginevra, dove diventa osservatore permanente alle Nazioni Unite. Quindi, nel 2000, succede alLeonardo Sandri come nunzio in Messico. Ci rimarrà sette anni, fino a quando sarà richiamato a Roma con l’incarico di nunzio per l’Italia e San Marino.
Sono queste esperienze ad aver consentito a Bertello di tessere negli anni una fitta rete di conoscenze. Uomo affabile, mite e prudente, è stato uno dei porporati più ascoltati nelle settimane che hanno preceduto il Conclave dello scorso marzo. Papa Francesco lo tiene in grande considerazione: ascolta i suoi suggerimenti e ne apprezza il modus operandi. E’ lui l’unico italiano a essere stato inserito nel gruppo che – come anticipato dal Foglio lo scorso 28 marzo – sosterrà il Papa nel governo della chiesa universale e studierà come riformare la Pastor Bonus, la costituzione apostolica del 1988 che regola l’attività della curia romana. Ciò che era difficile da prevedere erano i nomi del gruppo scelti da Bergoglio. Ci si aspettava che il Papa chiamasse accanto a sé porporati di peso, pescando tra quelli più in vista negli ultimi anni e al centro dei conciliaboli del pre Conclave. Invece Francesco ha scelto nomi di primo ma non di primissimo piano. Esclusi i più noti Erdö, Scherer, Schönborn, Dolan e Tagle, Francesco ha dato fiducia al cileno Errazuriz Ossa, all’indiano Gracias e al congolese Monsengwo Pasinya. Nomi che segnano una discontinuità, che aprono a un nuovo corso e che pongono più di un interrogativo in curia. Eccetto Bertello, l’unico del “consiglio” ad avere avuto un ruolo di alto livello anche nella curia ratzingeriana. Potrebbe essere proprio lui a fare da trait d’union tra il vecchio governo e quello che Bergoglio si sta preparando a varare.
E l’attuale presidente del governatorato è anche – assieme al prefetto della congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, Fernando Filoni, e al nunzio in Venezuela, Pietro Parolin – il nome in prima fila per succedere a Tarcisio Bertone alla segreteria di stato. Uno scenario che non dispiacerebbe affatto neppure all’ex arcivescovo di Genova, chiamato in Vaticano nel 2006 da Joseph Ratzinger a sostituire Angelo Sodano: Bertello è infatti piemontese di Foglizzo, diocesi di Ivrea, la stessa di Bertone. E proprio il segretario di stato attuale, confermato “donec aliter provideatur” da Bergoglio pochi giorni dopo l’elezione a vescovo di Roma, si spese molto con Benedetto XVI per nominare Bertello presidente del governatorato al posto del dimissionario Giovanni Lajolo.